Alchimia e architettura
Un percorso tra le ville settecentesche di Bagheria
di Vittoria Alliata di Villafranca
[…] Dopo tanti anni trascorsi sulle barricate ambientaliste del mondo intero, a impedire crolli, distruzioni, abusi, sventramenti e oblìo, sognavo di poter finalmente costruire, anzi ricostruire, quello che la zia Felicita nelle memorie di famiglia definiva “il mio Nirvana”. Un giorno anch’io avrei potuto sostenere che quella nostra basilica sapientemente costruita in forma di chiave, “è comandata dalla geometria sacra: la sua forma si irradia, ed essa ha il potere terapeutico di purificare l’essere da ogni scoria”, come affermava Schwaller de Lubicz (archeologo e maestro di Hassan Fathi) a proposito della Stanza del Re nella piramide di Cheope, concludendo: “Se il come e il perché sono segreti oggi occultati, noi non disperiamo di poterli rievocare”.
Consegnai a Rosanna, insieme all’archivio e alle foto di famiglia, anche i miei breviari, fitti di compiti e sogni, miti, rompicapo e ipotesi confermate. Cominciammo dalle statue in stucco, scolpite dal Marabitti a coronamento dell’edificio principale, e fu subito chiaro che l’impresa era sovrumana. L’incantesimo malefico che in Sicilia sembra colpire i siti più sacri cercava d’intrappolarci. |
Le statue cadevano a pezzi, armi, fastigi e simboli si frantumavano, e tuttavia ci veniva negato il diritto di salvarli. Mentre leggevamo segni e prove inconfutabili nelle nitide foto realizzate due lustri fa da Fosco Maraini, marito della zia Topazia, e redigevamo minuziosi progetti di restauro, le forze del caos complottavano per cancellare, del percorso armonico, anche le ultime tracce.
A chi dà fastidio sapere che, nei tempi in cui in Sicilia le sovvenzioni a pioggia erano distribuite dall’Inquisizione, alcuni pensatori illuminati, appassionati di astronomia e di botanica, di Vitruvio e di Dante, si fossero riuniti “alla Bagaria” per costruire, con l’aiuto di un domenicano esperto in fortezze e in proporzione aurea, una grande sinfonia architettonico-matematica? Allora i nostri antenati, i miei e quelli di Rosanna, celebravano insieme, in silenzio, con vento luna e costellazioni, aloe artemisia e allori, tufo, stucco e misurazioni, le nozze mistiche con il cosmo. E dal mondo intero giungevano i viaggiatori, a inseguir le muse che giocavano a rimpiattino con il dio Pan fra le colonne del Kaffee-Haus. Imperatori, zar e re pretendevano regge con colonne e fastigi,padiglioni e Montagnole, teatri alla cinese e grotte rocaille, che i loro sommi artefici venivano qui a copiare. Se affacciato alla balaustra di Villa Valguarnera, fra le rovine di Solunto, il mare e le Madonie innevate, il grande Schinkel seppe |
immaginare non solo Potsdam, ma anche i suoi quadri più straordinari, chi può volere, oggi, distruggere sogno, fantasia e paesaggio?
Far risorgere nell’essere umano il divino è lo scopo stesso dell’esistenza. Ma è un percorso tormentato da prove e fatiche, destinate a scrostare dal cuore ogni passione, fino a renderlo specchio della gloria del Creatore. Chi lo intraprende sceglie una via fatta di contemplazione del Bello e di inesprimibili silenzi, di cui solo l’arte può comunicare il messaggio, eterno e folgorante. Un messaggio che Rosanna Balisteri sussurra a chi saprà e vorrà leggere dietro le apparenze di queste fastose residenze nobiliari, e seguirla nei molti labirinti ancora da esplorare.*
Tratto dalla presentazione del libro Alchimia e architettura - Un percorso tra le ville settecentesche di Bagheria di
Vittoria Alliata di Villafranca |