Nico Bonomolo
Solitudine somiglianza sogno
Catalogo della mostra, a cura di Francesco Gallo.
Testi italiano e Inglese di:
Francesco Gallo, Chiara Cardone.
Formato: 22,5x22,5 cm
Illustrazioni colori 122 circa.
Copertina plastificata con pandette Pp.gg. 138
12,00

riflette, alla maniera di Strindberg, come in uno specchio che finisce con l'isolare ciascun'immagine e porgerla come icona fantastica, a volte angosciante, a volte comica, in una recitazione teatrale a posizioni fisse.
La pittura di Nico Bonomolo, dopo una fase di ricerca appuntata su elementi naturalistici, è approdata ad una rarefazione che ha semplificato l'apparato scenico, riducendolo ad una essenziale forma di singolarità o assemblamento che rimanda sempre al vuoto, all'essenza come forma del silenzio e della comunicazione impossibile.
L'attenuazione del non-sense che viene elaborata da questo universo di rimozioni e spostamenti di significato, fino a ridurlo ad un impatto della cosa con se stessa, avviene con l'utilizzo del linguaggio della somiglianza, che è uno scivolamento dell'essere su se stesso, ma anche una fuoriuscita in una alterità deformante e deformata, che conserva un nucleo aggregante di significati possibili, se non probabili, intrappolati nell'apparenza di una ritrattistica dell'assurdo.
Comunque, resta sempre il dubbio d'essere andati troppo avanti o d'essersi attardati a guardare in pseudo anfratti del vedere,
che altro non sono (senza volere essere diminutivi), se non astuzie della tecnica per dare una parvenza di volumi su cui attaccare lo sguardo e farlo soffermare in un moto ambiguo tra l'ardire e il dire, il fare e il mimare, l'attraversare e il tagliare, tutte contaminazioni della storia novecentesca della ricerca, a tutti i costi, dei luoghi dell'originale, come fughe nell'asimmetrico pensiero delle allusioni e delle illusioni, in cui i corpi e gli oggetti sono finestre nel baratro della scomposizione e del nulla.
Nico Bonomolo lavora ai fianchi delle forme, sempre sul punto di scomparire, perché basta (o basterebbe) un tocco in più, o un tocco in meno per rubare la lettura al simbolo o moltiplicare l'uno, dopo averlo scisso in due, in tre, in tanti; il suo finisce con l'essere un sacrario di oggetti misteriosi tra il grazioso e l'enigmatico che sarebbe piaciuto ad Antonio Pizzuto, scrittore scomparso in nome e in figura, tra Picasso e Savinio, tra Pirandello e il Principe di Palagonia.
Potenza del genius loci, che agisce anche quando vorremmo che restasse quieto, infiltrandosi oltre il crepuscolo e prima dell'alba, quando il sogno siede sovrano sul suo trono e detta le coordinate che presiederanno anche sugli occhi
aperti, beffandosi del disagio quotidiano, traducendolo in smorfia, in gesto abusato, in crescita abnorme di oggetti inanimati che sembrano voler occupare tutta la scena e volti sospesi su esuli corpi, con occhi che sembrano indiscrete ferite aperte nell'ordine strutturale della realtà. Tutto si tiene in questo sogno dalle strane apparizioni, fatto di colori che confinano tra essi, dando l'impressione di una finzione che sostituisce un'altra finzione, come anima di un desiderio di mimesi, di volontà dell'artista di arrivare ad una forma della rappresentazione che, in qualche modo, sia il racconto di una sua favola di identità. Perché, Nico Bonomolo, ci crede in questa sua epopea fantastica, la sostiene come una possibilità di lettura, di interpretazione, di situazioni grottesche, paradossali, tragiche ma non serie che capitano tutti i giorni, nell'invisibilità dei più, nell'ignoranza di tanti. Portati in forma d'arte, tutti questi momenti, vengono, per così dire, purificati da tutte le incrostazioni e i luoghi comuni che li rendono normali e presentati nell'esagerata nudità in cui ci appaiono. Non si salva niente e nessuno da questa dolce e tagliente critica, anche se in fondo è solo un gioco che, però, è ben giocato.
Solitudine somoglianza sogno
di
Francesco Gallo


S'avverte subito, come dato d'impatto, un senso di solitudine, uno scatto da monologo interiore, un guardare alle cose del mondo circostante attraverso il filtro di una psicologia che dilata o restringe e, in ogni caso, organizza un modo di essere, retto da un surrealismo che schiaccia tutto nel fondo di una memoria piatta, dove sussistono solo maculazioni a tinte cromatiche contrastanti, in un'atmosfera, rarefatta marziana, dove ogni naturalismo è bandito e tutto emana un forte alone onirico.

Una solitudine pittorica, con cui Nico Bonomolo, salda i rapporti con il tempo dell'astrazione e del labirinto, intesi come dilatazione o restringimento dello spazio ad una incidentale porzione di sé che si
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