Rosario Bruno

Dalle terre di Kokalos alle praterie del West
1972-2005

Catalogo della mostra, a cura di Aurelio Pes.
Testi italiano e Inglese di:
Ignazio Alessi, Aurelio Pes.
Formato: 22,5x22,5 cm
Illustrazioni colori 96 circa.
Copertina plastificata con pandette Pp.gg. 132
18,00

che egli elabora e modella come pochi, la sua appartenenza all’arte arcaica non sarebbe da porre in discussione. In cartapesta sono infatti i corpi di Cristo, della Madonna, dei santi, dei guerrieri e dei devoti nei sacri riti processionali che da secoli si svolgono in Sicilia. Su questa base certa egli però costruisce figure, ritratti, astrazioni che avveniristicamente prendono aere dall’infinita varietà della luce e dell’ombra, oltre che dal colore che, cangiando a ogni istante, rende parallelamente mutevoli i suoi manufatti e, nel contempo, i nostri più intimi stati percettivi. Che è precisamente ciò che scriveva il filosofo Simone Porta nel De coloribus: “Le penne degli uccelli, aperte alla luce, sono di colore purpureo, che scurisce col diminuire della luce, pur conservando la sua intensità”; e ancora: “i colori si alterano a vicenda”, “la luce può variare dal rosso fosco al verde”; per concludere: “ in natura non esistono colori puri, bensì mescolati, e anche quando un colore si manifesta integro, in realtà varia”.
Il tutto senza nulla negare alla saldezza delle immagini che Bruno continua a ideare e che svariano dal ritratto alla posa, dallo studio dei corpi ai mandala e ai labirinti, con una prensilità davvero
E pensare che nel fascino che su di noi esercita la scultura romanica ha tanto peso proprio la sua aspra ruvidezza di macigno, la scabrosità della materia costruttiva. Allo stesso modo, il pianoforte di Mozart, ai suoi tempi poco più che un clavicembalo, era uno strumento che attenuava con i suoi staccati quella fluidità del suono che a noi sembra essere la caratteristica essenziale della musica di quel sommo.
La scultura, a sua volta, fu a lungo considerata, ma non dalle comunità, un’arte minore se non addirittura infima. Questa mancanza di riguardo nasceva dal fatto che nella scultura sembrava prevalere il lavoro manuale, considerato pertinenza degli schiavi. Ancora nel II secolo a.C., questa era infatti l’idea di Catone il Censore; e, oltre duecento anni dopo, lo stoico Seneca confermava: “ Si prega e si fanno sacrifici dinanzi ai simulacri degli dèi, ma va disprezzato lo scultore che li ha eseguiti”. Pregiudizio questo mantenuto, in pieno Rinascimento, da Leonardo nei confronti, nientemeno, di Michelangelo.
Se tutto ciò è vero, la domanda che bisognerà porsi nei confronti di Rosario Bruno è se egli sia da considerarsi artista antico, moderno o contemporaneo. Considerato l’uso del materiale a lui più caro, la cartapesta,
inusitata capace d’accogliere germi ancora vivi delle più diverse culture ed etnie, senza le consuete cesure fra Oriente e Occidente, che anzi qui si amalgamano ed esaltano. Ed ecco in successione i bassorilievi ieratici di ascendenza assiro-babilonese, cui si aggiungono i volti della vita quotidiana nelle scene di conversazione; o l’intenso ritratto di Van Gogh; o quello di famiglia in un interno, e così via.
È da questa dovizia creativa che trae origine una galleria di uomini ed eventi simile a quella dei nobili romani, i quali negli atrii dei loro palazzi custodivano, appese al muro, le maschere degli antenati, che, insieme alle relative insegne, nel corso di precise ricorrenze, sfilavano in parata; o delle famiglie rinascimentali più ragguardevoli, […].
De Coloribus
di
Aurelio Pes


Una delle superstizioni persistenti ai nostri giorni è il credere che sia esistita un’arte del passato, e che oggi esista un’arte contemporanea.
Esistono, invece, artisti ormai estinti e altri per fortuna ancora in vita. Iscriversi all’una o all’altra categoria è dunque una semplice questione di anagrafe. Dico questo perché l’appartenenza a una sigla, senza il riferimento a un individuo che opera, schiude le porte a ogni tipo di superficialità. A parte che l’arte antica, come oggi la conosciamo, è sempre contemporanea, originandosi da interpretazioni assolutamente attuali.
La scultura romanica, per esempio, era tutta elaborata con pigmenti che non venivano applicati direttamente sulla pietra, ma su un preparato con biancone, in modo da assicurarle un’impeccabile levigatezza.
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