Garajo

Catalogo della mostra, a cura di Dora Favatella Lo Cascio.
Testi italiano:
Crispolti, Buda, D. Favatella Lo Cascio.
Formato: 24x30 cm
illustrazioni col. 400 circa.
Copertina plastificata con risguardi Pg.gg. 420
30,00


occasione dell’ampia retrospettiva organizzata a Roma nel 1988.
Studiare Nino Garajo si rivelò un’impresa ardua, sia per il coinvolgimento emotivo istintivo che certi personaggi e certe luci così tipicamente siciliani suscitavano in me rievocando atmosfere e figure vissute personalmente, sia perché l’uomo Garajo, con tutte le sue peregrinazioni interiori, emergeva tanto prepotentemente dalle proprie opere, così come dagli articoli scritti sui periodici, da rendere difficoltoso mantenere il giusto distacco proprio dello studioso.
Risultava altrettanto problematico inquadrarlo in un ambito artistico ben preciso. Di volta in volta è stato definito “neo realista” o “espressionista” o addirittura “neo romantico”, ma è effettivamente impossibile racchiudere la sua opera entro i ristretti limiti di un’etichetta stilistica.
Allo stesso modo è inutile cercare, all’interno della sua produzione, fasi diverse, cambiamenti di stile, i cosiddetti “periodi” che in altri artisti sono nettamente distinguibili. Al di là della normale evoluzione dalle prime ricerche e prove giovanili alla sapienza tecnica degli anni della maturità, in Garajo si

trova una fedeltà costante ai motivi scelti e trattati fin da ragazzo.
Nulla può essere più indicativo, in tal senso, delle sue stesse parole: «È difficile che io riesca a delineare tutto l’effettivo senso delle mie ricerche forse come riuscirebbe difficile ad ognuno precisare la ragione vera, fondamentale ed ultima della propria esistenza. Ma affermo il vero dicendo che in me ho sempre avvertito una fortissima spinta verso una totale adesione alla realtà»
2, perché «l’Arte è vita e la vita non è definibile»3.
Il sincero fervore di queste affermazioni suscitò in me un coinvolgimento che si accentuò nel conoscere il figlio del pittore e nell’apprenderne lo scoramento seguito alle speranze, a lungo deluse, di ottenere che Bagheria dedicasse un doveroso omaggio al proprio concittadino.
Non è senza emozione, dunque, che oggi condivido con Libero l’immensa gioia di assistere finalmente all’evento tanto atteso: vedere le opere di Nino Garajo esposte nella città tanto amata. Forse solo adesso, con questo pur modesto contributo, sento di aver assolto a quell’importante compito che Portoghesi indicava […].

1. P. Portoghesi, Uno sguardo verso il mondo che parte dall’uomo in “Nino Garajo. Pittore di Bagheria”, catalogo della mostra, Palazzo Rondanini alla Rotonda, novembre-dicembre 1988, Roma 1989, p. 17. L’iniziativa di più vasto respiro dedicata all’artista è stata questa esposizione di 134 dipinti che presentava in catalogo interventi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e Paolo Portoghesi. Merito della mostra fu principalmente l’aver riunito una quantità imponente di opere, offrendo una visione esauriente della sua produzione. Il catalogo, tuttavia, rimaneva molto generico per quanto riguardava la personalità artistica del pittore e le notizie più specifiche sulla sua attività, sulle quali si soffermava sinteticamente Franco Grasso.
2. N. Garajo, Nino Garajo, Galleria Il Portico, 17-30 novembre, Cesena 1966.
3. N. Garajo, Significato e valore dell’arte in “L’Età verde”, 1967-68, Anno III, p. 12.

Nino Garajo, l'Arte e la vita
di
Virginia Buda

 «Il compito dello storico è anche quello di recuperare le vicende…di coloro che, non baciati dal successo in vita, sono rimasti soli a costruire la propria personalità artistica»1.

Quando mi accostai per la prima volta alla personalità di Nino Garajo, accingendomi per la mia tesi di specializzazione a ricostruirne
l’attività artistica, fui subito colpita e conquistata dalle parole che Paolo Portoghesi aveva scritto in

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