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poesie. A lui si devono progetti di sviluppo urbanistico, tra cui la “marittimità di Bagheria”, conclusosi felicemente con la realizzazione del grande rettifilo che collega la cittadina al borgo marinaro dell’Aspra. L’intervento urbanistico caldeggiato e realizzato dall’ing. Gioacchino Guttuso e approvato dalla classe colta bagherese del tempo costituiva una forte rottura degli assi di sviluppo fissati dalle famiglie aristocratiche nel momento in cui edificavano le ville. “Al binomio trazzera-masseria su cui si ruotava la [precedente] struttura economica si aggiunge il binomio viale-villa: una nuova qualificazione degli spazi, caricati ora non solo di funzionalità economica, ma di valori e significati simbolici”.Il rettifilo, continuazione del corso Butera, può anche essere letto come una riappropriazione degli spazi da parte di una borghesia colta che voleva intervenire sulle direttrici di sviluppo della propria cittadina.
Sempre nel suo lavoro, nel suo impegno culturale era identificabile “l’impronta di una missione educativa e sociale, attraverso scritti, lezioni scolastiche e pubbliche conferenze che assunsero spesso forma di comizi di massa” […].
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rapporti conflittuali con la comunità o almeno con la sua parte meno progressista, quella che non condivideva i valori della cultura postrisorgimentale di cui la famiglia Guttuso era portatrice.
Il nonno, Ciro Guttuso, che aveva sposato la figlia di un pastore protestante, era stato destituito dal municipio di Bagheria nel 1891, dall’incarico di comandante delle guardie campestri, a seguito del rifiuto di eseguire un ordine illegittimo del sindaco e del segretario comunale. Ordine che avrebbe privato dei beni e della libertà personale un incolpevole cittadino, tale Romano Carmelo, reo solo di essere inviso al municipio di allora. I reali carabinieri, chiamati dal prefetto cui Ciro Guttuso si era rivolto per avere giustizia, confermarono la correttezza del comportamento del comandante delle guardie campestri e la malafede del Comune che fu obbligato a riassumere Ciro Guttuso.
È probabile che nel suo opporsi alla ingiustizia avesse pesato, per Ciro Guttuso, il ricordo, sempre vivido, della sua partecipazione alle battaglie garibaldine, la spinta ideale che lo aveva motivato ad unirsi, al comando della colonna di gloriosi patrioti bagheresi, alle truppe del generale La Masa che attaccava Palermo |
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dal Ponte dell’Ammiraglio.
Da questo episodio Renato, che da piccolo giocava con le medaglie del nonno, avrebbe tratto ispirazione per il grande quadro Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio.
Gioacchino Guttuso, padre di Renato era un progressisita, animato da quel forte desiderio di cambiamento che hanno i liberi pensatori, e per questo destinato a scontrarsi sia con cattolici retrivi che successivamente con i fascisti, anche per via del suo mestiere di agrimensore che lo portava a conoscere le sopraffazioni che, a danno dei più deboli, avvenivano nei campi. Fondò la prima cooperativa che riuniva i “Picconieri di Bagheria”, per organizzare questi poveri braccianti e suggerire contemporaneamente le condizioni per un migliore sfruttamento delle cave di tufo, la dorata “pietra d’aspra”. Era inoltre un uomo colto, suonava il piano, maneggiava con maestria l’acquerello e, insieme ai bagheresi più impegnati, aveva a cuore le sorti del proprio paese promuovendone la crescita culturale attraverso la Casa della cultura e giornali come L’alba Soluntina.
Sulle pagine di questo giornale Gioacchino aveva conosciuto la futura moglie Giuseppina d’Amico, che vi aveva pubblicato alcune
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Il pittore, la città, il museo
di Fabio Carapezza Guttuso
Il rapporto tra un artista e la sua terra natale è spesso un legame complesso, profondo, a tratti contraddittorio, non sempre correttamente inteso dai conterranei, incapaci di leggere nelle opere dell’artista, nel suo inquieto ricercare, la capacità di scoprire, superando luoghi comuni e trite consuetudini, l’identità di un determinato luogo.
Se questo è vero in genere per gli artisti è ancora più vero per Renato Guttuso, nato a Bagheria da una famiglia che aveva sempre avuto
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