L'ultima levata
La tonnara di Solanto dai fasti al declino
di Nicolò Lo Coco
Un attento documento per la storia del territorio tra la "Nobilissima Palermo" e la Baronia di Solanto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, visto attraverso documenti, immagini e studi inediti, sulla nobiltà siciliana (dalle origini fino al declino) e sulla marineria attorno alla tonnara di Solanto (con immagini originali della mattanza).

Testi italiano e inglese:
testo critico
Vincenzo Tusa, Alessandro Musco
Formato: 24x30 cm
Illustrazioni colori/BN 300 circa.
Copertina plastificata con pandette Pp.gg. 160
23,00
TGR Mediterraneo

L'elfo del mare
di
Alessandro Musco



La sera del 14 luglio del 1961[…]”, come recita in burocratichese tanto formale quanto lugubre una lettera ufficiale a firma del rappresentante legale della “F.lli Mantegna di Ganci, si significa che la tonnara di Soltanto[…] ha cessato la sua attività. Pertanto il personale dipendente, con effetto del successivo giorno 15, è stato licenziato”. La lettera viene inviata, come obbligo formale, agli uffici I.N.P.S. ed I.N.A.M di Palermo, competenti per territorio.
Poche battute, stringate e secche, senza orpelli e senza colore, così come vuole il linguaggio da ufficio che prevale in simili occasioni: ma non per questo meno triste o meno pieno di significati intensi. Un necrologio, un epitaffio: certamente svuotato di sentimenti e di tutte quelle antiche, antichissime sensazioni che per secoli hanno accompagnato la storia della tonnara di Solanto, almeno per chi ebbe in sorte la sorte di firmare quella lettera, atto formale di morte, ma non per tanti, tantissimi che ancora oggi a distanza di ben oltre 45 anni sentono addosso l’acre salmastro sanguigno della Mattanza, come fosse ieri: anzi, come fosse oggi e domani e sempre. Per sempre.
Chi ha vissuto, da primo attore o da comparsa poco importa, o anche semplicemente ha visto la levata della tonnara non dimentica, non può dimenticare, non riesce a dimenticare: sente addosso sul suo corpo ogni attimo della tonnara come fosse pezzo indelebile della propria esistenza antica, recente, sempre nuova. Come qualcosa di reale che non è conservato o relegato nella memoria o nel racconto che se ne fa a chi mai ha visto, ma che è vivo e presente, scandito ancora come ieri.
La tonnara è una dimensione dello spirito, è la scansione di un tempo dell’anima e non è mai solo quello che è, un mestiere, un impegno di lavoro con le sue regole, i suoi usi, costumi, tradizioni, i suoi mercati, le sue luci e le sue ombre, i suoi dare ed i suoi avere. È anche questo ma non è solo questo. È sempre di più, perché impegna l’anima e la proietta in un certo modo in un microframmento di eternità.
Non è forse ogni rasi, ogni rais, entrato nell’eternità della storia della tonnara? Con la intensità prepotente della memoria che ci ha lasciato sin dai primi del settecento e fino ad oggi, fino al 1995 anno di morte dell’ultimo rais, ...Lo Coco, nomi di persone, di famiglie…Così come non sono forse entrati nell’eternità della storia della tonnara ogni tonnaroto, ogni ciurma di mare e di terra? Come i canti o le movenze o le preghiere o i santini?
La tonnara è una cosa nel tempo ma non è una dimensione che finisce o che si consuma con il tempo: in questo possiede una sua eternità propria che dobbiamo riuscire a penetrare, ad ascoltare a saper raccontare con la forza della parola ma anche con l’intensa e forte dolcezza del silenzio.
Come in queste pagine, con la ammaliante maestria che gli è propria quasi fosse sempre avvolto e nascosto tra le schiume e le creste delle onde, sa fare in modo impareggiabile Nicolò Lo Coco, o meglio Nicolino Lo Coco, ‘u prufissuri!
Elfo del mare, Nicolino ci guida con mano sapiente a sentire ogni minimo battito, ogni minimo sussulto della Tonnara di Soltanto, dalle grandi cose o dai grandi eventi fino ad ogni piccolo nodo di cordame o ad ogni filamento che intreccia e sostiene le reti con cui il tonnaroto, mezzo pescatore e mezzo cacciatore, vive la sua battaglia e padroneggia la sua esistenza.
Come ci ricorda Nicolino Lo Coco, “[…]i pescatori di tonno come i cacciatori ubbidivano alla filosofia dell’attesa, conoscevano i luoghi e il momento del passaggio delle prede, approntavano la trappola e attendevano. Attendevano che il tempo fosse propizio, che le correnti marine fossero favorevoli, che i venti spirassero dal settore giusto, attendevano sotto il sole cocente, nel vento di salsedine […]

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