Villa Palagonia Storia e Restauro
di Rosario Scaduto
In uno dei più noti motori di ricerca della rete web inserendo le parole «Villa Palagonia», in 0,27 secondi è comparso un elenco di ben sessantunmila e seicento riferimenti e solo ciò basterebbe a testimoniare, quanto meno, della notorietà di cui gode, ancora nei nostri giorni, questo monumento europeo della Sicilia.
Il complesso monumentale di Villa Palagonia, pur necessitando di studi e di interventi di restauro per incrementare le sue possibilità di essere tramandato alle generazioni future, tutt’oggi è uno dei monumenti più visitati di Sicilia. Infatti il numero dicoloro che non riescono a rinunciare alla visita della «villa dei mostri» di Bagheria è sempre in aumento, così come vanno aumentando i rischi che il monumento ogni giorno subisce, anche per tale fruizione e per il naturale decadimento dei materiali dovuto allo scorrere irrefrenabile del tempo. Il volume Villa Palagonia Storia e Restauro è composto da cinque capitoli, tutti collegati e finalizzati alla redazione di un progetto per la conservazione di questo straordinario documento della civiltà barocca e tardo barocca europea. Nel primo capitolo viene affrontato il tema della villa nella tradizione edificatoria italiana e in Sicilia nei secoli XV XIX, |
con gli apporti dottrinali di trattatisti: Leon Battista Alberti, Andrea Palladio e del siciliano Filippo Nicosia. Sempre nel capitolo primo è anche inserito un paragrafo relativo alla storia dell’edificazione di Villa Palagonia, con le sue modifiche e stratificazioni, dai capitolati per la sua realizzazione del 1715, ai lavori di completamento, modificazione, restauri e nuove destinazioni.
Nel secondo capitolo viene affrontato il tema del rapporto di Villa Palagonia con il territorio di Bagheria e di quello che un tempo era definito la «Conca d’oro», o più precisamente del territorio che faceva parte dell’«ex baronia di Solanto», dalle origini ad oggi, lo studio della famiglia committente: i Gravina di Sicilia, principi di Palagonia e del suo ipotizzato architetto: il frate domenicano di Palermo Tommaso Maria Napoli. Anche se ad oggi non siamo in possesso di documenti che testimoniano che il progetto di Villa Palagonia sia opera inequivocabile del frate Napoli, straordinaria figura del Barocco d’Europa, nel testo si giunge ad attribuire detto progetto, grazie ad una serie di ragionamenti che confortano tale ipotesi, supportati dall’articolata ricerca, anche inedita, d’archivio e bibliografica sull’architetto Napoli. Il capitolo è completato da un paragrafo dedicato alle numerose e qualificate maestranze, agli artisti che vi lavorano, come Procopio Serpotta, figlio del |
più noto Giacomo, ad altri architetti progettisti e direttori dei successivi interventi, e all’architetto e scienziato Agatino Daidone. Quest’ultimo da più di cento anni viene associato al Napoli nella direzione dei lavori, mentre, le strettissime somiglianze esistenti fra Villa Palagonia e Villa Partanna a Palermo farebbero pensare, anche a molto di più di una sola collaborazione nella direzione dei lavori, proprio come suggerisce da tempo Giovanni Cardamone.
Eseguendo un percorso a ritroso nel capitolo terzo viene indagato il «progetto» di Villa Palagonia, deducendolo dall’analisi storico-critica della fabbrica, dall’insieme corpi bassi, aree libere e dal corpo di fabbrica centrale. In detto paragrafo emergono le origini della composizione architettonica del complesso monumentale, frutto della cultura Barocca e dell’esaltazione della geometria. Per l’appunto in Villa Palagonia assistiamo al «trionfo della geometria», o come avrebbe scritto Blaise Pascal, al trionfo dell’esprit de géométrie e dell’esprit de finesse. Nel paragrafo sono anche presentate alcune ipotesi sull’origine della composizione architettonica del complesso e del corpo di fabbrica centrale: il tema del «bastione»; il tema del «palazzo di città trasformato in villa» […] |