assieme al Trionfo della morte; e muore il Genio del Marabitti, mentre l’ultimo frammento dell’aquila municipale si adagia tra le proprie macerie; brucia l’Annunziata di Antonello come una strega al rogo, mentre la metafisica Eleonora d’Aragona si sfalda come un guscio d’uovo. E il vento scompiglia le “santine” di S. Rosalia fino ad esiliarle tra le stelle; viene assunta in cielo anche la danza di rose e “babbaluci” che sfarfallano nell’oscurità evocando la festa popolare, ma in realtà offrendosi come il fiorito sipario della catastrofe d’amore e morte nella tragedia di Pentesilea. La gran parte dei frammenti esplosi si disperde tra costellazioni e nebulose, come se tu volessi affermare la necessità della trascendenza. E il finale firmamento notturno sembrerebbe aprire il cuore alla speranza che, forse, in un’altra galassia siano preservati i nostri cocci, con i quali potremmo ricomporre la nostra identità morente, ma di lì a poco il ciclo perverso ricomincia senza scampo e le immagini riappaiono troppo nitide per essere il frutto di un faticoso puzzle della ragione, pronte ad esplodere ancora e di nuovo. Solo l’agnello scuoiato appeso al gancio, “icona del dolore”, resta intatto, emergendo dal nero come una fiaccola di sangue per venire poi riassorbito nel buio. Cosa significa la sua icastica integrità? E’ forse proprio questo l’agnello dell’Apocalisse, che ci guiderà alla fonte

d’acqua viva? Vuoi forse evidenziare ancora che il tema generale, come suggerito dal titolo, è la speranza che, dopotutto, il sacrificio sia salvifico? Credo sia così, lo indicano quei numeri che, alla fine di ogni ciclo di esplosioni, iscrivono una data tra le schegge residue: ogni data corrisponde a una strage o un delitto della mafia contro gli uomini che in questi decenni l’hanno combattuta, un calendario di morte e cancrena che sigilla la notte dove vengono risucchiate le nostre belle cartoline illustrate fatte a pezzi. Ogni schermo a terra si muta, per un attimo breve, da vassoio della memoria infranta in enigmatica lapide tombale, e l’insieme degli schermi in straordinario monumento a questa città e alla memoria dei suoi morti. Non di pietra, come il monumento all’Olocausto a Berlino, ma di luce e d’ombra, di apparizioni e sparizioni, con tutta la fragilità di ogni linguaggio contemporaneo, e forse per questo perfino più efficace. Potrebbe anche diventare una stazione permanente di sosta pedagogica: io credo tu sia riuscito in un’impresa difficile, progettare un monumento con mezzi attuali in un’epoca che non ha vocazione per la permanenza di valori da tramandare, anche laddove la responsabilità del memento resta necessaria perché l’alba sorga su una terra nuova.

Da Resurrectio di Enzo Venezia Da Resurrectio di Enzo Venezia
Da Resurrectio di Enzo Venezia Da Resurrectio di Enzo Venezia
Progetto dell’installazione e ideazione dei video Enzo Venezia
Musiche, Marco Betta
Una produzione Andrea Peria Giaconia
Testi in catalogo Eva di Stefano, Michele Cometa, Roberto Alajmo, Giuseppe Pellitteri,
Ricostruzioni virtuali e realizzazione dei video, Luigi Pintacuda
Segretaria di produzione, Manuela Buttiglieri
Consulenza ai testi dell’installazione, Umberto Cantone, Piero Longo
Assistenti di produzione, Domenico Benfante, Alessia Lo Bello, Ezio Montalto, Gisella Piraino, Lorena Scimone
Grafica, Luigi Pintacuda
Logo Sant’Erasmo stazione d’arte, Vittorio Venezia
Ufficio stampa, Helga Marsala
Coordinamento tecnico dell’allestimento, Giuseppina Giacalone
foto dell’allestimento, Gaetano Lo Manto
Renderizzazione dei video, Essea.net s.r.l., Padova
Service fonica e luci, Artek Eventi
Realizzazione dell’allestimento, C.G. Eventi s.r.l.
Responsabile dello spazio espositivo, Giovanni Sampino
Organizzazione generale, Terzo Millennio

Fonte - Terzo Millennio progetti artistici, Resurrectio, Palermo 2007 - © Tutti i diritti sono riservati

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