Giovanni Battista Maria Falcone
The Waste Land e il Sole di Sicilia
Catalogo della mostra fotografica.
Testi italiano e Inglese di:
Alda Merini, Gillo Dorfles.
Formato: 22,5x22,5 cm
illustrazioni bitinta 44 circa.
Copertina plastificata con pandette Pp.gg. 50
12,00

avvertivo l’assenza è forse una delle caratteristiche più singolari di cui vorrei tener conto: una “assenza” scavata dalla luce che vince ogni penombra; una assenza di colori e di forme macerate dal troppo sole che ha reso possibile in passato le meraviglie dei giardini d’aranci e delle fontane zampillanti della Palermo araba o le meraviglie barocche di Noto...; ma che oggi rende difficile il fiorire di nuove forme d’arte attuale, mentre brucia di colpo ogni tentativo di una rifioritura autonoma. Insomma: un sole che brucia ma non feconda; che scava ma non fa sbocciare; che trasforma questa Terra di filosofi ed eroi, questa Magna Grecia ancora vivente, in una “Waste Land” – (vogliamo tradurre: una “landa” de-vastata? Con buona pace di qualsiasi rigore etimologico. Ma non è forse più “vera” la falsa etimologia che lega tra di loro vocaboli di lingue non apparentate, che non quella filologicamente esatta?).
E allora: cerchiamo di comprendere se davvero questa “landa vasta” (e devastata) della Sicilia odierna corrisponde in qualche modo alla “Waste Land” – alla “Terra desolata” Eliotiana – che ha così potentemente influenzato questa serie di fotografie

ideate da Giovanni Falcone.
Non vorrei che la mia sembrasse un’analogia forzata; ma non poteva non essere provocata a questa serie di foto scattate proprio in omaggio o con il pensiero rivolto alle strofe del grande Poeta angloamericano.
Che T. S. Eliot sia un caso insolito e singolare di una personalità “duplice” e già per questo ambigua – dove il calore e il gelo, la religione e la ragione – continuamente si sposano e si affrontano – non ho bisogno di rammentarlo. Anche se, a suffragare quanto ho detto, conservo, dell’uomo Eliot, un ricordo molto privato ma molto vivo, in quell’unico incontro che ebbi con Lui (alla redazione della casa editrice Faber&Faber che allora dirigeva). La sua gentilezza e insieme il suo riserbo, erano in certo senso ovvi per chiunque conoscesse e amasse i suoi “Quartets” e la sua “Waste Land”. Oggi, rileggendo i versi del poema, mi accorgo quasi senza volerlo, che davvero si adattano in maniera mirabile e misteriosa alle immagini scattate da Falcone.
Ecco qui: l’Isola nel suo splendore e nella sua “assenza”: inondata da un sole che abbaglia e scava le pietre e i Templi; ecco, le balze di castelli, le lunghe scale abbagliate; ecco una

Sicilia dove affiorano più le rocce, le pietre, il deserto, che le ville e i giardini; dove certi edifici ancora lesionati (dopo cinquant’anni) assumono l’aspetto di fantasmi; dove gli alberi sono torti, le acque pressocché prosciugate. E a convalidare l’icasticità e la magia di queste immagini come non ricordare a questo punto certi versi della Terra Desolata che, certo, hanno colpito la fantasia di Falcone? […]

Sicilia e “The Wast land”
di Eliot
Una terra desolata dal Sole
di Gillo Dorfles

Più d’una volta ho dovuto constatare come la Sicilia mi desse una sensazione di “assenza” anziché di presenza.
Proprio la Sicilia, dove una vegetazione lussureggiante ancora prorompe nei giardini di Villa Malfitano, dell’Orto Botanico? Proprio la Sicilia, gonfia di succhi e sapori mediterranei – o addirittura africani – di cibi e vini turgidi, di linfe ardenti?
Eppure quel “nonsocché” di cui

< Chiudi >

Eugenio Maria Falcone Editore P. IVA 04758230827 Tutti i diritti sono riservati © 2007