I Carrettieri nella provincia
di Palermo tra passato
e presente
Rosalia Scannavino
Guarda una demo del DVD
Saggio sulle tradizioni popolari. Anno 2003
Testi di:
Girolamo Garofalo, Rosalia Scannavino.
Formato: 15x24 cm
ill. B/N. 10 circa.
Copertina plastificata con risguardi
12,00

significa entrare in un organismo espressivo, vivo e funzionale nel suo evolversi e nel suo modificarsi.
La realtà vocale da me indagata, quella del canto a carrittera, cioè al modo dei carrettieri, offre diversi spunti di riflessione a tale proposito.
Il canto dei carrettieri nasce anticamente come canto di lavoro. Musica e lavoro, nei tempi passati, erano abbastanza spesso associati. La nostra società industrializzata ha sminuito, se non addirittura annientato, ogni possibile relazione tra musica e attività lavorativa. Tuttavia, il canto dei carrettieri, contrariamente a quanto è avvenuto per altri canti di lavoro, continua a sopravvivere.
Oggi il mestiere dei carrettieri non è più praticato; i mezzi di trasporto moderni hanno soppiantato completamente il carretto e il contesto lavorativo ad esso legato, ma molto di questo mondo si conserva nella memoria di chi svolgeva tale attività.
La nostra società ha raggiunto ritmi mai visti. L’epoca post-industriale vive all’insegna di parole e concetti come autostrade informatiche, internet e realtà virtuale. Con tutti questi prodigi della tecnica, che

indubbiamente arricchiscono la nostra vita, si rischia però di perdere di vista ciò che è veramente unico: l’individuo. Come dice Salvatore Ventimiglia:

“Viviamo in un’epoca che rifiuta la memoria. L’essenza della memoria è costituita dalla sommatoria dell’esperienze e delle conoscenze, incarnate in regole, in valori, in simboli che l’umanità si trasmette, in genere per via inconsapevole, da generazione a generazione. Non tutte le civiltà si comportano allo stesso modo nei confronti della memoria e dei suoi segni. La deliberata volontà di negarli è un tratto distintivo delle società investite da grandi trasformazioni”.

Nel mondo popolare siciliano, come in altre civiltà similmente organizzate, gli elementi culturali sono rimasti per secoli incessantemente determinati e scanditi da ritmi naturali.
Questo mondo coltivava la sua memoria tramandandola oralmente e raccontandola nelle leggende dei paladini, nelle avventurosa gesta dei re normanni, nelle eroiche imprese di Garibaldi, che si trovano ancora oggi

Introduzione
di
Rosalia Scannavino

Navigare negli spazi della musica che non sono soltanto spazi temporali, ma anche spazi sociali, induce a considerare i rapporti che si istaurano tra le forme sonore e il loro uso, colti nell’immediatezza della stretta relazione. Solo grazie all’esistenza di questa relazione, garantita dal sostegno della tradizione che la fa vivere e affermare, la musica scopre il suo valore e il suo contenuto, ma anche la sua funzione operante senza la quale, proprio perché musica tradizionale e, di norma, non scritta, si perderebbe inevitabilmente senza possibilità di ritorno nella storia.
Come asserisce Gaetano Pennino, entrare nel mondo della musica di tradizione orale,

raffigurate sulle sponde dei carretti. Il carretto, in fondo, si può considerare un racconto per immagini della cultura popolare siciliana.
Io vivo a Bagheria, un «paesone» che dista pochi chilometri da Palermo, considerata la città delle ville barocche. Villa Palagonia, Villa Valgualnera, Villa Cattolica: a Bagheria sembra di rivivere uno spaccato della Sicilia gattopardiana. È in una natura ancora vergine, tra le distese di agrumeti che immagino i carrettieri bagheresi sul proprio carretto stracolmo di frutta, verdura… In città, fino al 1939, non c’erano strade asfaltate e il carretto era l’unico mezzo di trasporto. Con l’arrivo dell’asfalto e delle macchine, la maggior parte dei carrettieri […].

< HOME >

Eugenio Maria Falcone Editore P. IVA 04758230827 Tutti i diritti sono riservati © 2007